L’elevatissima affluenza, assente da anni, è stata senza dubbio il grande risultato di questo referendum sulla giustizia: un risultato che rafforza la fiducia in questo strumento che sembrava sempre meno capace di coinvolgere gli elettori.
Dal sondaggio che noi di Pepe Research avevamo realizzato a pochi giorni dal voto era emersa infatti una diffusa consapevolezza dell’imminente elezione e del meccanismo di voto che comportava l’assenza dell’obbligo di raggiungimento del quorum. Anche l’intenzione a recarsi alle urne era apparsa elevata per entrambi gli schieramenti, con una leggera prevalenza dell’elettorato di sinistra.
Tuttavia, indagando cosa i rispondenti avrebbero votato se il referendum fosse stato il giorno dopo, a differenza del risultato effettivo, il nostro sondaggio ha rilevato un numero di voti per il Sì leggermente superiore a quello del No.
Come mai quindi nel giro di pochi giorni ha prevalso poi il voto al No?
Sicuramente molto può dipendere dalla campagna elettorale proprio di quegli ultimissimi giorni, che sappiamo essere solitamente determinante soprattutto tra gli elettori indecisi. Ma possono essere entrati in gioco altri fattori, di cui il nostro studio aveva colto alcuni segnali rivelatori.
Come già accennato, tra l’elettorato di sinistra c’era sicuramente una maggior propensione a recarsi alle urne, ma ci sono altre cose di cui tenere conto.
Tra chi intendeva votare per il No, infatti, appariva più pressante la consapevolezza dell’importanza di recarsi effettivamente alle urne, anche come stretta conseguenza dell’assenza del quorum. Questa motivazione invece è apparsa meno stringente tra chi intendeva votare per il Sì, che nel complesso è risultato quindi meno determinato a recarsi ai seggi. L’elettore moderato di centrodestra non era così trasportato, soprattutto quello più maturo.

L’affluenza, quindi, è stata particolarmente elevata, ma evidentemente in modo principale tra gli elettori per il No, che di fatto erano forse in minoranza (in senso assoluto sulla popolazione) rispetto a chi avrebbe votato Sì.
Nei referendum precedenti, invece, in cui il quorum era richiesto, la bassa affluenza è stata spesso interpretata non solo come voto contrario, ma anche come segno del disinteresse generale, già molto visibile anche alle elezioni nazionali e locali. Un risultato diverso giunge invece da questa edizione, con una nota particolarmente positiva relativamente ai giovani, più consapevoli rispetto al referendum ed anche più determinati a partecipare al voto.
Il quesito, particolarmente sentito da una fetta degli elettori e l’assenza del quorum hanno avuto un peso nell’influenzare la partecipazione, dimostrando come l’interesse degli italiani e dei giovani per la politica non sia andato interamente perso.
Per vedere tutti i dati che abbiamo raccolto e i risultati della nostra analisi leggi e scarica il report qui: Il referendum sulla separazione delle carriere.
