L'emicrania in Italia: impatto socio-economico e differenze di genere

Pepe Research ha supportato il CERGAS (Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale) SDA Bocconi di Milano, nella realizzazione di uno studio avente l'obiettivo di stimare l’impatto economico e sociale dell’emicrania in Italia, con particolare attenzione alle differenze tra uomini e donne. La ricerca ha inoltre valutato la qualità della vita e le preferenze delle persone affette da emicrania verso le caratteristiche di un trattamento ideale.

I risultati sono stati pubblicati in un libro bianco dedicato all'impatto socio-economico dell'emicrania in Italia, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità.

L’emicrania è una condizione patologica molto diffusa che ha un impatto rilevante sulla qualità della vita degli individui che ne soffrono. I dati disponibili stimano che circa il 12% degli adulti in tutto il mondo sviluppa qualche forma di emicrania nel corso della vita. Le donne sono i soggetti maggiormente colpiti dall’emicrania: si pensi che in Italia 6 milioni di persone soffrono di emicrania e, di queste, 4 milioni sono donne. Inoltre, considerando la pluralità dei costi associati alla gestione della malattia, l’emicrania ha un peso rilevante anche in termini socio-economici.

La ricerca condotta dal CERGAS nel mese di giugno 2018 ha coinvolto un campione di 607 pazienti affetti da emicrania. Essa ha mostrato come quasi la metà dei pazienti (45%) riceva assistenza informale da parte di un coniuge o convivente o partner quando soffre di emicrania, mentre una quota più contenuta riceve aiuto da genitori o figli. Solo il 37% dichiara di non ricevere alcun aiuto. 

Il CERGAS ha stimato il costo medio per la gestione della malattia, sommando le voci di costo relative a assistenza formale e informale, visite, esami, farmaci, trattamenti e perdite di produttività. Le stime hanno evidenziato come i costi diretti sostenuti dai pazienti negli ultimi 3 mesi (pari in media a 334 €) siano significativamente superiori per gli uomini rispetto alle donne. Di seguito si riporta un grafico che illustra le differenze di genere per le diverse voci di costo, su base annuale.

L'emicrania genera anche significative perdite di produttività: negli ultimi 3 mesi i pazienti hanno perso in media 2,3 ore per effettuare una visita o un esame, per complessive 6,1 ore per paziente. Per ricoveri mediamente ogni soggetto ha perso 1,5 ore, mentre per dolore o malessere 31,5 ore lavorative. Complessivamente negli ultimi 3 mesi la perdita di produttività media per paziente è risultata di € 381, con un impatto maggiore e statisticamente significativo per gli uomini. Il costo medio di assistenza informale per paziente calcolato sul periodo di 3 mesi è risultato di € 373 . Tale costo è risultato significativamente superiore per gli uomini rispetto alle donne.

In sintesi, la ricerca ha dimostrato comel'emicrania sia una patologia di genere e sociale, con elevato impatto economico a carico dei pazienti che ne sono affetti e dei loro familiari. Le spese sostenute per la gestione della patologia sono spesso influenzate dal reddito: gli uomini, che hanno tendenzialmente redditi più elevati delle donne, sostengono spese più elevate per prestazioni sanitarie e e non sanitarie e riportano al contempo maggiori perdite di produttività.

Di contro le donne hanno in genere una sintomatologia peggiore rispetto agli uomini, con una peggiore qualità della vita. Esse perdono quindi un maggior numero di giornate lavorative e di attività sociali/di vita privata. Ma al contempo mostrano una maggiore propensione al presenteismo, recandosi più spesso al lavoro in caso di malessere o dolore.

 

(Ottobre 2018)

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